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La coesione che cambia: verso una piattaforma digitale di innovazioni sociali cohesion-driven

mappatura innovazione

Parte il progetto promosso dal Laboratorio Aperto dei Chiostri di San Pietro in collaborazione con Fondazione Easycare per la mappatura di innovazioni sociali coesive o cohesion-driven, in grado cioè di anticipare i bisogni e offrire innovative soluzioni alla comunità.

Il Laboratorio Aperto rappresenta il perfetto banco di prova per quella che Fondazione Easycare definisce “la coesione che cambia”, intendendo in tal senso tutte quelle innovazioni socio-tecnologiche che riconoscono nella coesione sociale un importante vettore di cambiamento positivo e duraturo, imprescindibile per attuare innovazioni sociali ad ampio raggio.

Quali gli step del progetto?

Fase 1. La Ricerca: l’impianto concettuale e metodologico

Il primo passo è individuare – attraverso due contributi sul contesto e la metodologia a cura di Flaviano Zandonai e Manuel Finelli per Fondazione Easycare – alcuni vettori di innovazione coesiva.

Le analisi proposte sono in grado di sintetizzare gli indicatori utili a individuare bacini di innovazione sociale cohesion-driven e permettono di definire gli impianti progettuali e gli approcci metodologici per identificare e sostenere queste innovazioni.

Innovazione + coesione

Cosa può succedere se si accostano questi due termini, che negli ultimi anni hanno influenzato in modo crescente il dibattito sullo sviluppo soprattutto nella sua declinazione “sociale”?

Ce lo spiega Flaviano Zandonai, nel paper La coesione che cambia. Apprendimenti dall’ecosistema della Fondazione Easycare per individuare e accompagnare innovazioni cohesion-driven, che vuole comprendere come la coesione sociale possa rappresentare un veicolo per la promozione di innovazioni positive e durature, capitalizzando il know how di Fondazione Easycare che proprio in questo tema riconosce un elemento centrale della sua mission.

“Questo stesso accostamento potrebbe contribuire a svelare alcuni importanti elementi di significato che sottostanno a una molteplicità di fenomeni che si autodefiniscono o sono riconosciuti come “innovativi”. Potrebbe svelare, ad esempio, che la dimensione di radicamento nei processi di riproduzione dei legami sociali rappresenta una conditio sine qua non per innovazioni di processo e di prodotto […]. D’altro canto potrebbe anche svelare che la coesione sociale non è riconducibile in via esclusiva a processi naturali di accumulazione di risorse relazionali e culturali che alimentano sostrati fiduciari, ma può generarsi anche attraverso pratiche di accompagnamento “artificiali”, sganciate dalla dimensione di prossimità fisica e analogica.”

Fase 2. La mappatura e la piattaforma digitale

Definito l’impianto concettuale e metodologico, l’attività di mappatura sarà volta ad individuare e coinvolgere le innovazioni presenti su scala nazionale e internazionale, di reale impatto e potenzialmente replicabili in altri contesti.

Come scrive Manuel Finelli nel paper Il Laboratorio Aperto dei Chiostri di San Pietro e l’identificazione delle pratiche innovative per la coesione sociale […] L’elemento centrale dell’iniziativa troverà espressione nello sviluppo di una banca-dati di buone pratiche di innovazione per la coesione sociale con cui, mediante una piattaforma web dedicata, verrà condiviso un insieme di progettualità”.

Il paper fornisce anche una definizione della coesione sociale che, citando Finelli, “categorizzi gli ambiti operativi rispetto ai quali, con un approccio interdisciplinare al concetto di messa in scala, il Laboratorio Aperto e la Fondazione Easycare stabiliranno l’idoneità delle iniziative sottoposte a vaglio”.

Ma cosa rende “buona” una pratica progettuale?

Con un approccio multisettoriale, Finelli ci guida in una rassegna di quelli che sono i criteri proposti o in uso, sulla base dei quali stabilire l’idoneità o meno di una iniziativa affinché possa essere inclusa nell’ambito di azione del progetto. Scopriremo che l’innovazione cohesion-driven che popolerà il database del Laboratorio Aperto dovrà essere identificabile, pertinente e idonea.

Fase 3. I servizi di open innovation “dentro la community”

Il progetto genererà il raggruppamento di una community di stakeholder che alimenterà proattivamente l’hub di innovazione del Laboratorio Aperto e accompagnerà le innovazioni coesive dando risalto e ripensando, almeno in parte, l’elemento di apertura insito in un approccio di open innovation.

Scrive infatti Zandonai: “Se da una parte […] un approccio di open innovation appare quasi scontato a fronte della tipologia di innovazioni che s’intendono rilevare e sostenere, d’altro canto la sua applicazione su questa particolare fenomenologia d’innovazione e in un contesto come il Laboratorio Aperto consente di ridefinire alcuni snodi del processo di apertura. Per quanto riguarda il versante della domanda […] nell’ambito delle diverse attività progettuali assumeranno una particolare rilevanza quelle dedicate alla costruzione e alla manutenzione di una community composta da rappresentanti dei principali stakeholder del Laboratorio Aperto che opererà sia per facilitare l’individuazione delle innovazione coesive, sia per accompagnare queste ultime secondo una logica d’investimento che prevede un ritorno in termini sia di opportunità di crescita che di apprendimento per tutti gli attori coinvolti mettendo così a valore l’elemento di apertura.”

Gli autori:

Flaviano Zandonai, sociologo, si occupa di Terzo Settore e impresa sociale attraverso attività di ricerca applicata, formazione, consulenza e divulgazione editoriale. Ha lavorato per istituti di ricerca e coordinato reti tra comunità scientifica e imprenditoria sociale. Oggi è Open Innovation Manager presso il Gruppo cooperativo Cgm dove promuove la nascita di comunità imprenditoriali orientate all’innovazione.

Manuel Finelli, è un sociologo esperto di progettazione, formazione, ricerca e valutazione inerenti infanzia, processi partecipativi e marketing diffuso. Vanta una significativa esperienza come funzionario di organizzazioni internazionali quali UNICEF e Save the Children e fornisce consulenze a enti pubblici locali, nazionali e internazionali. È docente di Sociologia dell’educazione e dell’infanzia presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e presso l’Università di Parma.

Leggi i paper integrali

E’ possibile richiederne copia scrivendo a lab@chiostrisanpietro.it

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