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Fotografia Europea 2026: Fantasmi del quotidiano

Reggio Emilia, 30 aprile – 14 giugno 2026
Eventi inaugurali dal 30 aprile al 3 maggio 2026

Chiostri di San Pietro, Palazzo da Mosto, Palazzo dei Musei, Palazzo Scaruffi, Chiesa dei Santi Carlo e Agata e gli spazi del Circuito OFF accolgono mostre di grandi fotografi e di giovani emergenti.

 

Dal 30 aprile al 14 giugno 2026, Reggio Emilia torna ad osservare i cambiamenti della contemporaneità attraverso gli occhi di grandi fotografi e di giovani emergenti con la XXI edizione di FOTOGRAFIA EUROPEA, il festival promosso e organizzato dalla Fondazione Palazzo Magnani e dal Comune di Reggio Emilia ,con il contributo della Regione Emilia-Romagna.

“FANTASMI DEL QUOTIDIANO” è il titolo scelto per l’edizione 2026, come filo conduttore delle mostre curate da Arianna Catania (fondatrice e direttrice di Gibellina Photoroad / Open Air & Site-specific Festival), Tim Clark (editor & curator 1000 Words), e Luce Lebart (ricercatrice presso l’Archive of Modern Conflict e direttrice artistica del Pavillon Populaire di Montpellier), cui si aggiunge la ricognizione storica curata da Walter Guadagnini (storico della fotografia, docente all’Accademia di Belle Arti di Bologna) dedicata ai 200 anni della fotografia.

Questa edizione di Fotografia Europea invita a cercare le cose non viste e quelle invisibili, prestando attenzione ai sussurri di ciò che è stato e di ciò che potrebbe essere. Attraverso l’obiettivo, si rivelano le storie silenziose che danno forma al nostro presente, aprendo nuovi percorsi per l’immaginazione. Il festival esplora così la silenziosa durata della memoria, osservando come i ricordi svaniscano senza mai scomparire del tutto. Ogni fotografia esposta racchiude la propria eco, un ricordo impalpabile che mantiene sospesa la sua essenza nonostante lo scorrere del tempo. In questo percorso espositivo, il passato non è un elemento scomparso, ma un’entità che continua a respirare dolcemente all’interno del presente.
Nel cuore di questa riflessione si inserisce un approfondimento dedicato alla storia stessa della fotografia: un viaggio attraverso due secoli di immagini che hanno documentato, trasformato e talvolta reinventato la società. È qui che il dialogo con i “fantasmi” si fa concreto, attraversando archivi, autori e tecnologie che hanno segnato il nostro modo di vedere.

 

LE MOSTRE

 I Chiostri di San Pietro, come sempre sede della biglietteria e cuore pulsante del festival, ospiteranno il nucleo di mostre curate da Tim Clark e Luce Lebart, per scoprire i fantasmi del quotidiano.

Il percorso inizia con il lavoro di Felipe Romero Beltrán, Bravo,  vincitore del KBr Photo Award 2025 di Fundación MAPFRE. L’autore esplora le storie di migrazione lungo il fiume Rio Bravo, al confine tra Messico e Stati Uniti, che diventa simbolo di un’attesa sospesa e silenziosa. Attraverso tre capitoli — Endings, Bodies e Breaches — Beltrán utilizza la fotografia come strumento critico sfidando i sistemi di classificazione, recinzione e identificazione che governano i regimi di frontiera.

Mohamed Hassan, con il suo progetto Our Hidden Room indaga identità, famiglia e salute mentale attraverso il rapporto con il padre e l’Egitto, sua terra natale, intrecciando immagini e parole in un percorso di memoria e guarigione. Il lavoro, vincitore dello Star Photobook Dummy Award, è un viaggio visivo che trasforma il dolore privato in una narrazione universale sulla ricerca delle proprie radici.

In Automated Refusal, Salvatore Vitale analizza la precarietà dei lavoratori della gig economy, tra sorveglianza algoritmica, ranking e riduzione del tempo libero, nel contesto delle professioni digitali. Il film, parte della ricerca Death by GPS, è una critica visiva alle disuguaglianze e allo sfruttamento generati dall’automazione.

Salvatore Vitale, Automated Refusal, South Africa, Switzerland, 2025, Film Still, Courtesy: Artist and Ncontemporary Gallery © Salvatore Vitale

La fotografa francese Marine Lanier racconta, con Le Jardin d’Hannibal, il Giardino del Lautaret, storico conservatorio di biodiversità alpina e centro nevralgico per la ricerca scientifica. Attraverso immagini evocative che intrecciano memoria storica e miti, come quello di Annibale, – che si dice abbia attraversato proprio queste Alpi per sfidare Roma – il progetto unisce passato e futuro in una visione poetica della natura da preservare.

Stains and Ashes è il frutto del lavoro di Ola Rindal, che rivolge lo sguardo verso macchie, crepe e imperfezioni del nostro ambiente quotidiano, elementi solitamente trascurati che qui diventano materia di contemplazione trasformate in visioni astratte. Attraverso la sfocatura, il progetto evoca la fragilità della memoria e l’impossibilità di afferrare pienamente la realtà.

In Subject Studies: CHAPTER I, la fotografa messicana Tania Franco Klein esplora come la percezione di un soggetto cambi in base al contesto e allo sguardo dello spettatore, ricreando la stessa scena con persone diverse. Il progetto riflette sulla soggettività e su come identità e significato siano costruiti attraverso la messa in scena fotografica e il bagaglio culturale di chi osserva.

Ispirandosi a La lentezza di Milan Kundera, Giulia Vanelli indaga il rapporto tra velocità, memoria e oblio, traducendo in immagini un’equazione esistenziale sul tempo. The Season diventa una riflessione visiva sul desiderio di trattenere il passato o fuggirne, attraverso il ritmo del movimento e dei ricordi.

Nel grande corridoio centrale, al primo piano dei Chiostri, Frédéric D. Oberland, espone Vestiges du futur in cui immagine e suono creano un’esperienza sinestetica che attraversa oltre un decennio di visioni psichedeliche e premonizioni catturate in 35mm e Super8. Il progetto esplora la condizione umana, il rapporto tra visibile e invisibile e la connessione tra mito, civiltà e natura.

Frédéric D. Oberland, Vestiges of the Future, Le Cri (AL-‘AN!), Beirut, 2016 ©Frédéric D. Oberland

Le sale del piano terra dei Chiostri ospitano la committenza di Fotografia Europea, che per questa edizione è stata affidata a Simona Ghizzoni: la fotografa di origini reggiane, presenta un lavoro dal titolo Milk Wood, che pone al centro la figura femminile come depositaria di memoria ma anche di immaginazione e progettualità, in un percorso laboratoriale partecipato sul territorio, tra parole e immagini.

L’esposizione a piano terra si conclude con Keep the Fire Burning, a cura diFrancesco Colombelli in collaborazione con il Centro diurno per l’adolescenza “AÏDA”. Attraverso una selezione di libri fotografici, la mostra indaga come miti, fiabe, credenze popolari e tradizioni continuano ad abitare il nostro presente, costruendo una geografia emotiva e culturale che attraversa confini e generazioni.

 

Poco lontano dai Chiostri, nella sede di Palazzo Da Mosto, è esposta la mostra collettiva Ghostland, a cura di Arianna Catania: un’esplorazione sull’epoca ipermediata in cui viviamo, dove la realtà appare come un territorio “spettrale” filtrato costantemente dagli schermi luminosi. La mostra riflette sullo schermo non solo come dispositivo, ma come ambiente culturale capace di modellare percezioni e comportamenti, rivelando ciò che sfugge allo sguardo e invitando a interrogare i punti ciechi della nostra visione. In mostra opere di Zoé Aubry, Sara Bezovšek, Carolyn Drake, Alisa Martynova, Visvaldas Morkevicius, Mykola Ridnyi, Indrė Šerpytytė e Vaste Programme.
I progetti di Indrė Šerpytytė e Visvaldas Morkevicius fanno parte del programma Cultura Lituana in Italia 2025–2026, realizzato dall’Istituto di Cultura Lituano e dall’Ambasciata della Repubblica di Lituania nella Repubblica Italiana.

Blind Spot, Mykola Ridnyi, Ucraina, 2014 © Mykola Ridnyi

Sempre a Palazzo da Mosto, ma al piano terra, sono allestiti i progetti della Open Call selezionati dai curatori del festival tra gli oltre 700 lavori di artisti e curatori che vi hanno partecipato, offrendo uno sguardo sulle ricerche più originali della scena contemporanea. Federica Mambrini, con L’albergo della lontananza, trasforma la distanza geografica tra Italia e Cile in uno spazio architettonico simbolico, dove ponti, deserti e gesti quotidiani diventano strumenti per costruire legami tangibili tra due emisferi. Emilia Martin, in The serpent’s thread, curata da Eleonora Schianchi intreccia storia e mito ricostruendo la vicenda delle cinque sorelle Andersson, vissute in un villaggio svedese all’inizio del XX secolo, e dei loro corredi tessili. Riflettendo sull’identità femminile e sull’eredità materiale che attraversa le generazioni, l’artista ricostruisce questa vicenda esplorando il significato profondo della dote come simbolo di identità e destino sociale.

A Palazzo Scaruffi, edificio del XVI secolo nel centro storico di Reggio Emilia, sarà allestita 200×200. Due secoli di fotografia e società. Nell’anno in cui ricorrono i 200 dalla realizzazione di quella che è considerata la prima “fotografia” della storia (la Vista dalla finestra di Le Gras creata da Joseph Nicéphore Niépce), Fotografia Europea ha chiesto a Walter Guadagnini di immaginare una grande rassegna che provi a raccontare per immagini cosa abbia significato la fotografia nella vita degli uomini e delle donne degli ultimi due secoli. La mostra sarà dunque un viaggio affascinante tra i milioni di immagini che sono state prodotte in questi duecento anni, tra capolavori e fotografie anonime, apparecchi storici e riviste leggendarie, spezzoni di film e libri imperdibili. Non una semplice carrellata di fotografie dunque – che pure ci sono, e sono tra quelle realizzate dai grandi maestri del lontano passato come Daguerre, Nadar, Curtis e tanti altri, ai giganti della modernità come Lewis Hine, Berenice Abbott, Robert Capa, Dorothea Lange, Walker Evans, per non dirne che alcuni -, ma una passeggiata tra le immagini che inizia nella campagna francese e arriva fino agli schermi degli smartphone, per provare a capire come e perché la fotografia abbia raccontato le vite degli altri e continui a raccontare la nostra.  

Prima immagine condivisa con un cellulare. In foto la neonata Sophie, figlia dell’informatico Philippe Kahn, inviata l’11 giugno 1997 da un ospedale di Santa Cruz, California. Kahn utilizzò un prototipo rudimentale composto da una fotocamera digitale collegata a un telefono Motorola StarTAC

Nella Chiesa dei Santi Carlo e Agata, risalente al IX secolo e affacciata sulla centralissima via San Carlo, trova spazio la mostra di Elena Bellantoni, dal titolo Ghostwriter a cura di Fulvio Chimento. Il progetto evoca i “fantasmi della storia” attraverso figure simboliche che trovano espressione nel corpo dell’artista. Utilizzando fotografia, cinema d’autore, scultura e installazione, Bellantoni riflette sulla narrazione storica dal punto di vista femminile, concepito come un “corpo imprevisto”. La mostra è promossa insieme all’Ufficio Pari Opportunità del Comune di Reggio Emilia all’interno del progetto In-TERSEZIONE. Linguaggi e pratiche al centro per promuovere il cambiamento contro la violenza sulle donne. L’esposizione è resa possibile grazie alla collaborazione con l’Associazione FlagNoFlags e l’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Reggio Emilia – Guastalla.

Torna anche Speciale diciottoventicinque, un progetto formativo dedicato ai giovani tra i 18 e i 25 anni che porta all’ideazione e alla creazione di un lavoro legato al tema di Fotografia Europea 2026. Tutor di questa edizione sono Marcello Coslovi e Alex Tabellini di Sugar Paper, che guideranno le ragazze e i ragazzi nella realizzazione di una pubblicazione in cui emergerà cosa significhi, per le nuove generazioni, confrontarsi con i “fantasmi del quotidiano”.

Ad abbracciare il festival, numerose altre mostre partner che gravitano intorno ad esso, organizzate dalle più importanti istituzioni culturali cittadine e ospitate nei loro spazi.

 La sezione di fotografia di Palazzo dei Musei presenta Luigi Ghirri. A Series of Dreams, a cura di Ilaria Campioli e Andrea Tinterri, con la curatela musicale di Giulia Cavaliere. Il riallestimento esplora il legame tra suono e immagine: dalla passione per Bob Dylan alla profonda amicizia con Lucio Dalla, dall’importante collezione di dischi ai numerosi rimandi nei suoi scritti. Per Ghirri la musica concorre alla formazione dell’“immagine dell’esterno”, con una capacità narrativa che può aprire “squarci visionari”. Un nucleo dedicato al soundscape, con l’intervento del musicista Iosonouncane, mette in dialogo l’“ecologia dello sguardo” di Ghirri e l’“ecologia acustica” di R. Murray Schafer, facendo corrispondere paesaggio sonoro e visivo. Mostra promossa dal Comune di Reggio Emilia (Musei Civici, Biblioteca Panizzi) in collaborazione Fondazione Luigi Ghirri, Fondazione I Teatri, ISIA Urbino.

Luigi Ghirri, Modena, 1979 © Eredi Luigi Ghirri

Negli stessi spazi, la tredicesima edizione di Giovane Fotografia Italiana presenta il progetto Voci a cura di Ilaria Campioli e Daniele De Luigi. La mostra mette in scena la ricerca di sette talenti under 35 che indagano la capacità della fotografia di rivelare ciò che resta invisibile o senza parola. I sette finalisti che concorrono per il Premio Luigi Ghirri sono: Susanna De Vido con Quando torneremo a guardare le stelle, Karim El Maktafi con Archivio del mare, Alice Jankovic con Green Paradox, Cinzia Laliscia con Finalmente posso andare, Anie Maki con Milk, Weight, Gravity, Eva Rivas Bao con Una storia italiana e Federica Torrenti con La fortezza.

Spostandosi allo Spazio Gerra, l’attenzione si focalizza sulla poetica di Francesco Guccini con la mostra Canterò soltanto il tempo. Si tratta di un viaggio intimo nella carriera del cantautore, strutturato come un vero e proprio “concept album” visivo che esplora il valore della parola come unico argine allo scorrere del tempo. La narrazione è arricchita dai contributi di vari artisti e illustratori, tra cui spiccano le ricerche fotografiche di Paolo Simonazzi, che mappa la “geografia sentimentale” di Pavana, e di Kai-Uwe Schulte-Bunert, che tenta di dare una forma astratta e frammentaria alla materia fluida del ricordo.

©Paolo Simonazzi, Pavana e ricordi #3, _Pavana / Bologna, 2026

Infine, la Collezione Maramotti presenta la prima personale italiana di Ndayé Kouagou, Heaven’s truth. Kouagou propone un’esperienza narrativa spiazzante che spazia dal video alla performance, utilizzando il linguaggio come motore centrale della sua pratica. Attraverso opere recenti e una nuova produzione ispirata al fotoromanzo, l’artista parigino conduce il visitatore in un percorso volutamente incoerente e ludico, mettendo a nudo le ambiguità della comunicazione e le fragilità della nostra società.

Come ogni anno, il Festival è arricchito da un calendario di appuntamenti che accompagnerà i visitatori dalle giornate inaugurali – 30 aprile, 1, 2, 3 maggio – fino al 14 giugno: conferenze, incontri con gli artisti, presentazione di libri, book signing, letture portfolio, workshop, una bookfair dedicata agli editori  indipendenti e spettacoli. Tutti questi eventi sono pensati per alimentare un confronto culturale che partendo dalla fotografia affronta anche temi trasversali, coinvolgendo un pubblico sempre più vasto ed eterogeneo, che sa di trovare a Reggio Emilia il meglio di ciò che la fotografia contemporanea produce e propone. 
In programma, oltre agli incontri con gli artisti, sono previsti anche concerti e momenti di confronto con ospiti durante i quali approfondire il tema di questa edizione: il dialogo tra Loredana Lipperini scrittrice, giornalista e conduttrice radiofonica e la scrittrice e traduttrice Simona Vinci il 2 maggio; gli appuntamenti in programma il 3 maggio con Annamaria Testa, saggista, docente e creativa intervistata sempre da Loredana Lipperini o il dialogo con lo psicanalista Luigi Zoja. Sabato sera, imperdibile poi la conferenza concerto con il noto trombettista Nello Salza, in dialogo con il critico cinematografico Gianni Canova

Il 28 maggio, a cura di Ferpi (Federazione Relazioni Pubbliche Italiana) si terrà il seminario dal titolo “Comunicare l’invisibile. La responsabilità di rendere visibile ciò che orienta lo sguardo: i fantasmi della comunicazione tra memorie collettive, algoritmi, bias e intelligenze artificiali”,  un’occasione per interrogarsi sul potere delle immagini, del linguaggio e dell’intelligenza artificiale nella costruzione del senso.

Prosegue, anche in questa edizione, l’attenzione del festival nei confronti dei più piccoli, con l’organizzazione di visite guidate a loro dedicate e un programma ricco di PROPOSTE EDUCATIVE: dal weekend inaugurale fino a metà giugno molte le proposte e i laboratori che vogliono avvicinare bambini e ragazzi al variegato programma del festival, una mappa delle mostre pensata per loro e laboratori per famiglie, ma anche proposte formative per adulti in collaborazione con Edu Iren.

Infine l’ormai leggendario CIRCUITO OFF – l’appuntamento collettivo e indipendente che amplia e anima il Festival con un ricchissimo calendario di mostre diffuse su tutto il territorio cittadino – animerà la città con progetti di fotografi professionisti insieme a giovani esordienti, appassionati e associazioni, chiamati a confrontarsi con il tema “Fantasmi del quotidiano”. Le opere saranno esposte in spazi eterogenei della città: negozi, ristoranti, studi professionali, cortili e abitazioni private, oltre a sedi storiche e gallerie d’arte, trasformando l’intero tessuto urbano in una mappa espositiva. Parte di questo circuito è anche il progetto OFF@school che coinvolge le scuole di tutta la provincia di Reggio Emilia. 
Il 9 maggio si terrà la serata dedicata al Circuito Off, durante la quale verrà proclamato il vincitore del premio Max Spreafico. Al premiato sarà offerta la possibilità di realizzare una nuova mostra da presentare nell’edizione 2027 del Circuito OFF.

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